BIOSICUREZZA: PIÙ CULTURA E MENO FORMALITÀ

Nel panorama attuale della sanità animale, la biosicurezza si conferma uno degli strumenti fondamentali per prevenire e contenere la diffusione delle malattie infettive come la Peste Suina Africana.

Tuttavia, nonostante la sua importanza strategica, questa pratica viene spesso vissuta come un mero adempimento, ridotta a un insieme di protocolli da seguire formalmente piuttosto che come una componente essenziale della gestione aziendale quotidiana.

La biosicurezza non è solo un insieme di misure tecniche: è un approccio culturale e organizzativo che richiede consapevolezza, formazione e responsabilità condivisa.

Il monitoraggio passivo, basato sulla sorveglianza di suini e cinghiali morti, continua a essere uno strumento utile e sensibile per individuare tempestivamente la presenza del virus sul territorio. Tuttavia, la diagnosi precoce non può bastare: bisogna anche lavorare per garantire una protezione preventiva agli allevamenti.

Per essere efficace, la biosicurezza deve poggiare su strutture adeguatamente progettate, percorsi fisicamente separati per personale, animali e mezzi e procedure di sanificazione svolte correttamente. È altrettanto fondamentale che tutto il personale sia formato in modo specifico e costante affinché ogni operatore sia consapevole del proprio ruolo all’interno del sistema di prevenzione.

La partecipazione attiva degli addetti è cruciale per evitare errori che, anche se apparentemente di minima entità, possono compromettere l’intero impianto di difesa sanitaria.

Tra le criticità più frequenti si riscontrano l’uso improprio dei disinfettanti – spesso applicati senza rispettare i tempi di contatto necessari – le carenze strutturali negli allevamenti più datati e la perdita di attenzione dovuta alla ripetitività delle operazioni quotidiane.

Proprio la routine rappresenta uno dei principali fattori di rischio: la ripetizione costante delle stesse azioni può generare una riduzione della tensione e delle attenzioni che favoriscono, purtroppo, un progressivo calo della percezione del rischio rendendo più probabili le disattenzioni o, peggio ancora, le scorciatoie operative.

Per queste ragioni, la biosicurezza deve essere concepita come una vera e propria filosofia aziendale, integrata in tutte le fasi della produzione e non relegata a momenti straordinari o emergenziali. Si tratta di un investimento a lungo termine che, se ben implementato, può ridurre significativamente i rischi sanitari, proteggere il benessere animale, tutelare il lavoro degli operatori e salvaguardare l’intero comparto produttivo.

Costruire una cultura della biosicurezza richiede tempo, impegno e collaborazione tra tutti gli attori coinvolti: allevatori, tecnici, veterinari e istituzioni. Solo attraverso un cambio di mentalità, che superi la logica della formalità e abbracci la prevenzione come valore condiviso, sarà possibile affrontare con maggiore efficacia le sfide sanitarie presenti e future del settore zootecnico.

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