INTERVENTI EPIDEMICI IN SANITÀ PUBBLICA VETERINARIA: DALL’ESPERIENZA SUL CAMPO ALLA PREPARAZIONE PER IL FUTURO

Il 9 febbraio 2026, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Perugia, si è svolto l’incontro “Interventi epidemici in sanità pubblica veterinaria e Regolamento (UE) 2016/429: biosicurezza, benessere animale e tutela dei lavoratori”, promosso dal Centro di Referenza Nazionale per le Pesti Suine (CEREP) dell’IZSUM e rivolto ai Servizi Veterinari regionali e territoriali.

L’evento ha rappresentato un momento di confronto altamente operativo su un tema cruciale: la gestione delle emergenze epidemiche in ambito veterinario, con particolare riferimento alla Peste Suina Africana (PSA) e all’Influenza Aviaria (IA). Ma soprattutto è stato un laboratorio di esperienze concrete, maturate in regioni che hanno affrontato direttamente situazioni di crisi sanitaria.

L’esperienza come patrimonio condiviso

Uno dei messaggi più forti emersi dall’incontro è che le esperienze delle regioni colpite rappresentano un patrimonio prezioso per quelle che potrebbero trovarsi ad affrontare analoghe emergenze in futuro.

La gestione di un focolaio epidemico non si improvvisa: richiede pianificazione, organizzazione, formazione e una rete istituzionale ben rodata. Il confronto tra territori con differenti assetti zootecnici e amministrativi ha permesso di evidenziare come le soluzioni operative debbano essere adattate al contesto locale, ma possano allo stesso tempo costituire modelli replicabili.

Modelli organizzativi a confronto

Durante il seminario sono stati presentati approcci organizzativi differenti, frutto di una pianificazione strutturata.

  • Il modello del Piemonte si basa su un’organizzazione “in proprio”, attraverso presidi multizonali che operano in sinergia. Si tratta di squadre strutturate, coordinate a livello regionale, in grado di intervenire rapidamente e con personale formato specificamente per le attività di abbattimento e gestione dell’emergenza.
  • Il modello di Lombardia ed Emilia-Romagna, invece, prevede il ricorso a una convenzione con una ditta esterna specializzata, attivata secondo procedure formalizzate. In questo caso l’intervento è esternalizzato, ma inserito in un quadro di regole e controlli stringenti da parte dei Servizi veterinari pubblici.
  • Il modello della Campania ha organizzato un sistema integrato che coinvolge diverse strutture oltre al sistema sanitario che comprende esperti accademici, sanitari e della protezione civile.

Due modelli diversi, dunque, ma accomunati da un elemento chiave: la programmazione preventiva e la definizione chiara di ruoli, responsabilità e procedure.

Una gestione tutt’altro che improvvisata

Un altro aspetto emerso con chiarezza è la solidità dei sistemi regionali di gestione dell’emergenza. Le presentazioni hanno mostrato come i Piani siano costruiti tenendo conto di molteplici dimensioni:

  • Biosicurezza, per evitare la diffusione del patogeno durante le operazioni
  • Benessere animale, nel rispetto delle normative e delle migliori pratiche tecniche
  • Sicurezza e salute dei lavoratori, con protocolli specifici e dispositivi di protezione adeguati
  • Sostenibilità ambientale, in particolare per quanto riguarda lo smaltimento delle carcasse
  • Economicità ed efficienza, per garantire interventi proporzionati e sostenibili nel tempo

In questo senso, l’incontro ha contribuito a smentire una narrazione talvolta diffusa da alcuni media, secondo cui il sistema veterinario sarebbe impreparato o privo di linee guida specifiche. Al contrario, è emersa un’organizzazione strutturata, basata su normative europee come il Regolamento (UE) 2016/429 e sul Piano nazionale delle emergenze epidemiche, con procedure dettagliate e personale altamente formato.

Un sistema complesso: serve sempre un piano B (e talvolta C)

Allo stesso tempo, il confronto tra operatori ha restituito un’immagine realistica della gestione delle emergenze. Si tratta di sistemi complessi, che coinvolgono veterinari, amministrazioni regionali, ministero della Salute, forze dell’ordine, operatori del settore e, non da ultimo, gli allevatori.

In contesti così articolati, non tutto può filare sempre liscio. Possono emergere criticità logistiche, difficoltà operative, resistenze sociali o problemi tecnici imprevisti. Per questo motivo, è fondamentale che i Piani di emergenza prevedano non solo una strategia principale, ma anche soluzioni alternative: un piano B e, quando necessario, anche un piano C.

La capacità di adattamento, unita alla pianificazione preventiva, rappresenta infatti uno degli elementi distintivi di un sistema maturo di sanità pubblica veterinaria.

Prepararsi oggi per proteggere il futuro

L’iniziativa del CEREP e dell’IZSUM si inserisce in un percorso più ampio di condivisione delle buone pratiche e di rafforzamento della preparedness, ossia della capacità di preparazione alle emergenze.

Mettere a sistema le esperienze, confrontare modelli organizzativi e discutere criticamente le difficoltà incontrate significa costruire una rete nazionale più forte e resiliente. In un contesto in cui le malattie animali transfrontaliere rappresentano una minaccia concreta e ricorrente, investire nella preparazione è la migliore forma di prevenzione.

L’incontro di Perugia ha dimostrato che il sistema veterinario pubblico italiano non solo è strutturato e consapevole delle proprie responsabilità, ma è anche disposto a mettersi in discussione e a migliorare continuamente nell’interesse della salute animale e pubblica oltre che della tutela del comparto agrozootecnico.

 

Tabella dei Contenuti