Dal 2005 la PSA è stata segnalata in 83 Paesi.
Dal gennaio 2022 allo stesso mese del 2025 12 Paesi hanno registrato la prima comparsa della malattia, mentre 11 hanno segnalato la sua diffusione in nuove zone.
Abbiamo quindi voluto analizzare quanto è accaduto nei diversi continenti durante il 2024 e il 2025.
La situazione in Africa…
La malattia in questo continente è certamente sottostimata e, purtroppo, in molti Stati la situazione è endemica. Nel novembre 2024, ad esempio, il Sudafrica ha riportato nuovi focolai di PSA nelle province di Gauteng, Western Cape ed Eastern Cape che hanno portato a 62 il numero totale di quelli attivi nel Paese. Le Autorità hanno implementato le misure di quarantena e i controlli sui movimenti per contenere la diffusione del virus, ma nel gennaio 2025 un ulteriore focolaio è stato segnalato nella provincia di Gauteng. Le Autorità hanno sottolineato l’importanza di acquistare suini solo da allevamenti sani e di prevenire il contatto tra maiali domestici e selvatici.
Tra giugno e luglio 2024 la FAO ha organizzato un Corso di formazione virtuale sulla prevenzione e il controllo della PSA in contesti con risorse limitate. Il Corso ha coinvolto 131 professionisti e attori della filiera suinicola provenienti da otto Paesi dell’Africa occidentale tra cui Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea, Mali, Niger, Senegal e Togo. L’obiettivo era rafforzare le conoscenze e le competenze degli operatori della filiera nella prevenzione e nel controllo della PSA, specialmente in contesti con risorse limitate.
… e in Asia
In Vietnam nel 2024 i focolai di PSA sono aumentati con 660 focolai rilevati e l’abbattimento di 42.400 suini infetti, quasi cinque volte il numero rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il governo ha implementato le misure per contenere la diffusione, tra cui la priorità ai fondi per la vaccinazione dei suini. Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH) ha sottolineato la necessità di ulteriori test su vaccini sviluppati localmente.
Nelle Filippine, il Dipartimento dell’agricoltura ha avviato l’acquisto urgente di 10.000 dosi di vaccini contro la PSA per affrontare un focolaio nella provincia di Batangas. Le Autorità locali potrebbero dover dichiarare lo stato di emergenza per accelerare gli sforzi di risposta e il rilascio di fondi per l’acquisto dei vaccini.
La PSA ha avuto effetti devastanti sulle popolazioni di suini selvatici in Asia, Europa e Africa. Nel Borneo le popolazioni di maiali barbuto sono diminuite tra il 90% e il 100% dal 2021, minacciando la sicurezza alimentare delle comunità locali che dipendono da questi animali come fonte primaria di cibo. Questi suini svolgono un ruolo cruciale negli ecosistemi locali perché contribuiscono alla dispersione dei semi e all’arricchimento del suolo.
Preoccupazioni nelle Americhe
Nel luglio 2021 la PSA è riapparsa nelle Americhe dopo quasi 40 anni, con segnalazioni nella Repubblica Dominicana e successivamente ad Haiti. L’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH) ha esortato i Paesi della regione a rafforzare la sorveglianza e a implementare misure di controllo per prevenire ulteriori diffusioni della malattia.
Il contesto in Oceania
La Peste Suina Africana è stata ufficialmente segnalata in Timor Est e in Papua Nuova Guinea, decretando l’Oceania una delle regioni colpite dalla malattia. Timor Est ha confermato i primi focolai già nel 2019, ma la malattia è rimasta presente anche negli anni successivi con segnalazioni di casi in varie aree del Paese.
In Papua Nuova Guinea la PSA è stata confermata per la prima volta nel 2020 e da allora si sono verificati altri casi, soprattutto nelle regioni degli Altopiani (Highlands). Nel corso del 2024 e nei primi mesi del 2025 la malattia ha continuato a causare perdite significative nella popolazione suinicola locale, con gravi ripercussioni economiche e alimentari per le comunità rurali dove il maiale ha un valore culturale e sociale importante.
I rischi associati
a vaccini di bassa qualità
La WOAH ha messo in guardia rispetto all’uso di vaccini contro la PSA di bassa qualità o non conformi, poiché potrebbero non offrire protezione e diffondere virus vaccinali che potrebbero causare malattie acute o croniche. L’Organizzazione sottolinea l’importanza di utilizzare solo vaccini di alta qualità con efficacia e sicurezza comprovate, soggetti a valutazione e approvazione regolatoria in conformità con gli standard internazionali.